Già un anno fa, quando gli piovvero adosso accuse pesantissime, il Rais siriano Assad aveva fornito la sua versione dei fatti durante un’intervista esclusiva all’agenzia stampa France Press. Assad  continua a dire da oltre un anno che tutto quello che sta accadendo rappresenta una montatura organizzata dall’Occidente e dagli americani che hanno le mani in pasta con i ribelli.

Ci sono stati due step, ha spiegato il dittatore siriano: il primo la diffusione delle immagini, che lui ritiene artefatte, sui social network; il secondo l’attacco ordinato da Donald Trump per ritorsione contro la base aerea di Shayrat.

Assad spiega che in Siria di armi chimiche non ce ne sono più, perché le ha smantellate completamente in rispetto dell’accordo del 2013, e aggiunge che se anche le avesse avute non le avrebbe mai utilizzate (interessante, perché c’è una doppia negazione, dato che lo smantellamento si lega all’attacco mortale per centinaia di persone avvenuto contro i ribelli a Ghouta, che il rais siriano non cita, ma fa intendere di non aver commesso).

“Non sappiamo dove sono morti quei bambini. E a tutti gli effetti non sappiamo se sono morti”, dice a proposito delle immagini terrificanti diffuse sui social network dai sopravvissuti. Nelle stesse ora in cui Assad diceva che in Siria non ci sono più armi chimiche, il regime siriano accusava gli Stati Uniti di aver colpito un deposito di armi chimiche in mano allo Stato islamico a Deir Ezzor e aver procurato decine di morti: Washington ha bollato la cosa come propaganda, e ha negato di aver compiuto bombardamenti nell’area.


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