
Di Salvatore Albelice
G7: Nel nome della geopolitica il governo Meloni uccide il comparto agricolo siciliano.
Un uso sbagliato della statistica si verifica quando un risultato statistico viene utilizzato a supporto di una falsità.
Vero che il Pil è cresciuto in Sicilia, ma non si dice in quali settori è cresciuta, certamente non in agricoltura , pesca o zootecnica. È cresciuta grazie ai derivati del petrolio e dell’installazione a dismisura di pannelli fotovoltaici in terreni rigorosamente arabili….. alla scienza delle statistiche gli si fa dire quello che si vuole
Qui sotto frammenti del discorso del ministro Francesco Lollobrigida al G7 Agricoltura nell’Isola di Ortigia, a Siracusa, una serie di bugie avvallate dai sindacati di categoria, solo il tempoci dirà l’ampiezza dell’ennesima truffa di stato nei confronti degli agricoltori meridionali.
Il ministro Lollobrigida: “così non possiamo vivere da ricchi in un mondo povero” citando Enrico Mattei – e ricordando il piano Mattei del Governo Meloni – nelle conclusioni del Forum Africa nella prima giornata del G7 Agricoltura.
E ancora, “c’è un problema: quando i Paesi sono poveri, sono facili prede di contesti di paesi che non sono democratici. Abbiamo vissuto una aggressione della Russia all’Ucraina, la crisi in Medio Oriente”.
È ancora: ringrazio i Paesi presenti, perché sono nelle loro aree dei protagonisti dello sviluppo. Dobbiamo avere il coraggio di ripensare un modello: non si agisce in termini caritatevoli, hanno bisogno di nuovi semi, piante più forti che resistono alle fitopatie, allevamenti con vaccini che resistono alla malattia, pesca, conservazione di cibo per contrastare la povertà alimentare.
“E’ arrivato il momento di salvaguardare il nostro modello di alimentazione, un modo democratico, questo è il modello che noi proporremo, che garantisca un reddito.
Servono soluzioni nuove, proporle e realizzarle. Vogliamo continuare ad offrire il bello e buono del Made in Italy”.
Il ministro ha poi ribadito che durante il vertice si parlerà tanto dell’importanza di “crescere insieme con l’Africa sull’agricoltura, è un continente che ha grandi potenzialità. I primi progetti del piano Mattei sono già in campo in Algeria”. Il ministro ha poi ricordato che l’Italia “deve avere una strategia sull’utilizzo dell’acqua”.
La sinergia con i Paesi cosiddetti progrediti può portare a uno sviluppo integrato che metta in condizioni l’Europa di condividere nuovamente una stagione virtuosa di rapporti con l’Africa”.
( non mi ricordo un periodo di “rapporto virtuosa tra l’Europa e l il continente Africano”, forse più in là il ministro si spiegherà meglio)
Come ha parlato è parla bene il ministro Lollobrigida, tutte belle parole.
Ma nella sosta il vuoto , il nulla.
Saremo invasi di prodotti dall’Africa via triangolazione come avviene col petrolio russo via la Turchia dopo le sanzioni Ue.
A seguire vi ripropongo una mia analisi di diversi mesi fa sul piano Enrico Mattei per l’Africa, a momenti può essere noiosa, ma è importante leggere per farsi un idea della situazione. La realtà sarà ben peggiore.
Piano Mattei e Bonifiche Ferraresi (B.F) in Algeria: il tempo ci dirà l’ampiezza dell’ennesima truffa di stato nei confronti degli agricoltori meridionali. Tutto ciò avviene non solo nel silenzio delle associazioni di categoria del settore agricolo ma addirittura approvano.
A tutto ciò, come se non bastasse l’accordo con l’Algeria, aggiungiamo che: durante la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Brasile, dichiara di voler aiutare i colloqui per l’accordo di libero scambio tra Mercosur e Unione Europea. Accordo contro gli interessi dei nostri agricoltori meridionali.
L’accordo Mercosur-Ue è stato finalizzato nel 2019 dopo due decenni di negoziati, ma le nuove richieste sui temi ambientali avanzate da Bruxelles, hanno portato alla riapertura delle trattative.
“Nelle sue dichiarazioni, dopo l’incontro col Presidente Mattarella, Lula ha ribadito che gli europei devono risolvere le loro “contraddizioni interne”.
Il presidente Lula: i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di maggiori opportunità per i loro prodotti, soprattutto nel settore agricolo.
Credo che I nostri agricoltori, nei prossimi anni gli conviene cambiare lavoro.
Ritorniamo all’accordo con l’Algeria.
A rafforzare la rete del Gruppo B.F c’è anche l’alleanza con Coldiretti, la più importante associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana.
Tutto ciò avviene anche, perché la Coldiretti fa parte integrante di Bonifiche Ferraresi.
Tra l’altro e’ chiaro il condizionamento della Coldiretti nei confronti del ministro Lollobrigida e del governo.
Nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa e a seguito dell’incontro bilaterale del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con il Presidente della Repubblica di Algeria, Abdelmadjid Tebboune, a margine del Vertice G7 del 13-15 giugno di Borgo Egnazia, è stata firmata alcuni giorni fa ad Algeri, un’intesa nel campo dell’agricoltura rigenerativa ad alta tecnologia ,alla presenza dei rispettivi Ministri dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e Youcef Cherfa.
La commessa è stata assegnata a Bonifiche Ferraresi. Stando ai termini dell’accordo Bonifiche Ferraresi, curerà direttamente un’area di 36mila ettari di terra in Algeria.
L’investimento iniziale complessivo è di 420 milioni di euro, con la joint venture tra l’azienda italiana Bonifiche Ferraresi e il fondo Algerino, creerà una filiera per la coltivazione di cereali: il 70 per cento della superficie sarà destinato alla semina e alla coltivazione di grano duro e tenero. Il resto sarà dedicato alla produzione di legumi.
Una prima bugia del gruppo Bonifiche Ferraresi ,quella di garantire che cereali e altri prodotti resteranno sul mercato locale e “nessun ettaro sarà utilizzato per produrre biocarburanti”. ( L’Enel e azionista).
L’Italia col Piano Mattei, prevvede
un investimento da 5,5 miliardi di euro nel continente africano. Palazzo Chigi , vuole mettere in campo nell’ambito della cooperazione sei settori strategici come sanità, istruzione e formazione, acqua, energia, infrastrutture e per l’appunto, agricoltura.
Bonifiche Ferraresi (B.F) , cioè il nome della Holding quotata alla Borsa di Milano, che con le sue controllate ha inglobato ormai i segmenti chiave del comparto. Dalla selezione lavorazione e vendita delle sementi (con la Società italiana sementi Spa) ,alla proprietà dei terreni, attraverso una delle più grande azienda agricola italiana per superficie utilizzata (Bonifiche Ferraresi, cui si affianca la BF agricola Spa), dalla progettazione di contratti di filiera (ad esempio con la Filiera bovini Italia Srl, in partnership con Coldiretti) alla realizzazione di impianti per la macinazione di cereali (Milling hub Spa, tra le altre), dalla trasformazione dei prodotti (BF agro-industriale Srl) alla loro commercializzazione nei canali della Grande distribuzione, organizzata anche tramite un marchio di proprietà (come la pasta, le passate o i legumi de “Le Stagioni d’Italia”). Del conglomerato, fa parte anche Consorzi agrari d’Italia Spa, che si occupa della commercializzazioneproduzione ed erogazione di servizi e prodotti a favore degli operatori agricoli ,attraverso la rete dei consorzi agrari.
E poi c’è l’accordo con Intesa Sanpaolo: nel 2021 la banca ha investito in B.F circa 20 milioni di euro, garantendosi il 3,32% del capitale.
Con i suoi 7.750 ettari, è una delle più grande azienda agricola italiana, ma da operatore tradizionale si è poi trasformata in una realtà, più evoluta ed innovativa, in grado di offrire beni e servizi, tecnologicamente avanzati agli agricoltori.
In Italia I dipendenti sono 40 fissi e “120 stagionali”. I terreni, 7.750, sono destinati a coltivazioni di riso, mais, grano duro e tenero, orzo, barbabietole da zucchero, erba medica, girasole, soia, orticole piante officinali e frutta.
Nel 2017 B.F rileva anche Sis (Società italiana sementi) e dà vita a Leopoldine, società creata dopo la scissione del patrimonio immobiliare dalla controllata B.F. Dal 14 novembre 2017.
La holding quotata in Borsa, ha ormai inglobato i segmenti chiave del comparto -dalle sementi ai consorzi agrari- e tramite Bonifiche Ferraresi e anche la prima azienda agricola del Paese. Chi la controlla?
A metà ottobre 2022, gli “azionisti rilevanti” di B.F erano quattro. Il primo, con il 20,13% delle quote, e la Arum Spa, che fa capo a Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF e della sua controllata Bonifiche Ferraresi, che in passato è stato anche presidente della Confederazione generale dell’agricoltura italiana (Confagricoltura). Poi c’è la Dompé holdings Srl (al 20,04%), “contenitore” di partecipazioni finanziarie che fa’ capo a Sergio Dompé, imprenditore al vertice del gruppo multinazionale biofarmaceutico Dompé. Il terzo azionista è Fondazione Cariplo, che detiene il 19,29% di B.F, seguita da Cdp equity Spa (in passato Fondo strategico italiano), investitore pubblico di lungo periodo che acquisisce quote in imprese di “rilevante interesse nazionale”, per conto di Cassa depositi e prestiti (controllata per circa l’83% dal ministero dell’Economia e per quasi il 16% da diverse fondazioni bancarie).
Nell’estate 2022 il campo d’azione di B.F si è ulteriormente allargato. A metà luglio, ha infatti perfezionato l’acquisizione del 100% della Bia Spa, azienda specializzata nella “produzione e commercializzazione di couscous da filiera italiana”, per 20,5 milioni di euro. “L’operazione si inserisce nel più ampio progetto di sviluppo di un polo cerealicolo, attraverso l’integrazione delle società Ghigi 1870 Spa, Milling Hub Spa e Pasta Fabianelli Spa, già parti del Gruppo BF, e Bia, con lo scopo di creare sinergie e garantire, insieme a BF, il presidio sull’intera filiera del frumento italiano”, come ha dichiarato l’amministratore delegato Vecchioni. Lo scopo di “presidiare l’intera filiera” ,torna spesso nella comunicazione del colosso, che con i 7.750 ettari coltivati da Bonifiche Ferraresi tra le province di Ferrara, Arezzo, Oristano, Grosseto e anche “ uno dei più grandi proprietario terriero in Italia” (riso, mais, grano duro e tenero, orzo, barbabietole da zucchero, erba medica, soia, orticole, piante officinali e frutta).
Questo potere si riproduce anche nel segmento dei semi. Come detto, BF ha in mano quasi il 42% della Società italiana sementi (Sis): controlla cioè, dal 2017, l’azienda leader nel settore del frumento, che tratta qualcosa come 600 varietà, 116 delle quali attraverso “diritti di esclusiva”. È Sis ad avere in mano l’esclusiva per la moltiplicazione e la vendita di una nota varietà denominata grano “Cappelli”. Quella stessa varietà di cui l’azienda controllata da BF, come ha denunciato più volte la Rete Semi Rurali, che si occupa di promuovere una gestione davvero dinamica della biodiversità agricola, ne avrebbe “limitato la vendita del seme, solo a quegli agricoltori disposti a restituire il raccolto e ha diffuso la voce che, chi non compra il loro seme certificato non può più usare il nome ‘Cappelli’ nell’etichetta del prodotto”.
La rete di vendita su cui si appoggia Sis e prevalentemente quella dei consorzi agrari, un altro ganglio decisivo che porta, nuovamente, a BF. La società guidata da Vecchioni è infatti il primo azionista (con il 35,89%) dei Consorzi agrari d’Italia (Cai Spa), veicolo che dal 2019 vorrebbe raccogliere parte di quel che resta dei 72 iniziali consorzi del nostro Paese (oggi poco più di 20), nati oltre un secolo fa’, sotto forma di cooperative di agricoltori. Gli altri azionisti della Cai sono il Consorzio agrario dell’Emilia-Romagna (4.300 soci), il Consorzio dell’Adriatico (oltre 3mila), il Consorzio del Tirreno (circa mille) e quello del Centro-Sud (284 soci). L’ultimo che si è aggregato in ordine di tempo è stato il Consorzio agrario del Nord-Est, attivo in Lombardia e Veneto e che nel 2021 ha realizzato un fatturato di circa 474 milioni di euro. A fine luglio 2022 il Consorzio del Nord-Est è entrato ufficialmente in Cai con il 23,58% delle quote, ricevendo il benestare dell’Antitrust, che in agosto non ha ravvisato “significativi effetti verticali di restrizione della concorrenza sui mercati interessati” e ha dunque dato luce verde. BF ha festeggiato anche perché “le dimensioni raggiunte da Cai ,con l’ingresso di Consorzio Nord-Est, conferiscono al Gruppo capacità competitiva e apportano una ancor più significativa presenza territoriale”.
Il caso della Filiera bovini Italia Srl, nata per “sviluppare progetti e contratti di filiera, che assicurano una giusta ed equa remunerazione agli allevatori negli anni”. I soci sono due: B.F, al 51%, e la Filiera agricola italiana Spa, al 49%. Quest’ultima è una “struttura economica di Coldiretti” -come tra le altre la Germina Campus o la Fondazione Campagna Amica, che detiene quote anche della Società italiana sementi (4,96%).
Ma Coldiretti non è l’unico alleato di B.F. A fine 2021 la capogruppo ha infatti annunciato un accordo strategico “di ampio respiro” con Eni -che è entrata nel capitale di B.F- “per lo sviluppo di prodotti agricoli sostenibili per la produzione di biocarburanti”. Eni si è impegnata dal 2030 a non usare più olio di palma nelle sue raffinerie di Gela e Marghera e punterebbe a sostituirlo con “sementi di piante oleaginose da utilizzare come feedstock”. BF dovrebbe occuparsi quindi della ricerca presso i terreni che ha in Sardegna, (chiamati nel patto “Laboratori a cielo aperto”), lasciando poi a Eni la “valutazione della possibilità di produrre economicamente le stesse sementi” in alcuni Paesi, in cui la multinazionale fossile è presente: Ghana, Congo, Costa d’Avorio e Kenya.
B.F con le sue controllate ha inglobato ormai i segmenti chiave del comparto. Dalla selezione lavorazione e vendita delle sementi, (con la Società italiana sementi Spa) alla proprietà dei terreni attraverso la più grande azienda agricola italiana per superficie utilizzata (Bonifiche Ferraresi, cui si affianca la BF agricola Spa), dalla progettazione di contratti di filiera (ad esempio con la Filiera bovini Italia Srl, in partnership con Coldiretti) alla realizzazione di impianti per la macinazione di cereali (Milling hub Spa, tra le altre), dalla trasformazione dei prodotti (BF agro-industriale Srl), alla loro commercializzazione nei canali della Grande distribuzione organizzata anche tramite un marchio di proprietà (come la pasta, le passate o i legumi de “Le Stagioni d’Italia”). Del conglomerato fanno parte anche Consorzi agrari d’Italia Spa, che si occupa della commercializzazione, produzione ed erogazione di servizi e prodotti a favore degli operatori agricoli attraverso la rete dei consorzi agrari.