Non sono contrario che i nostri giovani lasciano i nostri territori  ma deve essere una scelta libera è non dettata dal bisogno lavorativo.

Come scrivevo tempo fa:” Bisogna investire  e farsi venire delle idee per la sopravvivenza economica e demografica del Sud”.
Non resta molto tempo a disposizione.
L’entrata del Sud in una spirale demografica negativa rende tutto più difficile, rischiando di far pagare domani a caro prezzo il tempo perso e le risorse sprecate di ieri e di oggi a tutti i meridionali.
I politici  dovrebbero fermarsi un momento  e riflettere  sulla spopolamento dei nostri territori meridionali. È  chiaro che non sono coscienti , è se non sono coscienti  non possono sapere , è non possono avere una visione di quello che sarà il sud d’Italia  tra 30 anni. Si è  vero , delle volte né parlano, ma tutto si ferma nel filosofare durante  la campagna  elettorale  è  non una reale “coscienza” del fenomeno.
C’è  l’urgenza di organizzare  prima dei convengni per prendere coscienze  del reale dramma  che vivono i giovani nei nostri territori , basti pensare che al sud negli ultimi 20 anni le nascite sono diminuiti  del 40%, oltre le  decine di migliaia  di giovani  che partono per non tornare più se non per le feste.
In 400 mila  hanno lasciato la Calabria  gli ultimi 16 anni.

Dopo aver preso  coscienza  del dramma che vive il sud, quantomeno  “provare” a trovare delle soluzioni ed evitare che prima del 2050 al sud  restera il 25% della popolazione italiana.

Ritornando alla politica , 
è   chiaro che per la classe politica  negare i problemi è una pratica molto diffusa per non prendersi la responsabilità. C’è chi lo fa d’abitudine e chi invece solo ogni tanto.
Ogni volta, comunque, si fa del male. Ma perché scatta questo meccanismo ? Sicuramente per paura di non essere in grado di risolvere il problema, o per consapevolezza del fatto che qualunque soluzione sarà difficile o apparentemente impossibile da accettare. Quindi neghiamo il problema.
Ma delle volte alla base della paura c’è una scarsa fiducia in noi stessi che ci porta a non volersi prendersi le proprie responsabilità per paura di sbagliare.
Negare i problemi ci porta ad affrontare impreparati le situazioni che si sono sviluppate indipendentemente dal nostro intervento cosciente (il contributo incosciente c’è comunque stato) e crea di solito più danni, perché, è ovvio, non prendendo le proprie responsabilità il problema è più facile che cresca, che non il contrario!
Il problema in fondo in fondo  non é una classe dirigente inconcludente, siamo noi meridionali  che dobbiamo  cambiare , col segno di una matita su una scheda non potrà, non cambierà nulla


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