Di Rosario Lizio
Care e Cari, ricordate la celebre frase
riportata da Tito Livio e che rimarcava l’incapacità del Senato di Roma di affrontare con celerità il problema di Sagunto, una città romana in terra spagnola, che le aveva chiesto di essere protetta dalle mire espansionistiche di Cartagine? ” Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur…. “
Direte, perplessi : ” Tito Livio, Sagunto, Roma, Cartagine…. Ma che c’entrano con Ramacca? “
C’entrano, eccome se c’entrano.
Infatti, dopo migliaia di anni ed in seguito ad una strana congiuntura astrale ( l’avvento del Messia in Sicilia ), nella nostra tanto amata Città, nel contesto di un evento festoso oramai in evidente declino, si annunciava in pompa magna alla Comunità ” il solenne impegno a promuovere una serie di iniziative volte a porre i presupposti per uno stabile sviluppo turistico di Ramacca, condizione imprescindibile per il conseguimento del bene e del benessere comuni….. ” E mentre così parlava, Egli ed i convenuti, hainoi, non sapevano, intenti com’ erano a discutete sui massimi sistemi ( ma pure di cariche ed incarichi…. ),
che la Villa Romana di Castellito, fiore all’occhiello del patrimonio archeologico ramacchese, era stata deturpata dalla benna dentata di un buldozzer….
Ma, evidentemente, “questa è la Ramacca che noi vogliamo ” , vero? Con buona pace del nobile sentimento dell’Amore giuratole….
Coscienze libere di Ramacca, ma possiamo continuare ad ascoltare, indifferenti, l’urlo di dolore della nostra Città?