Salvatore Albelice Presidente Circoli della lega dei Meridionali 
Questo vecchio detto viene sempre alla mente quando si parla di regole Europee e del rispetto delle stesse.
 
La Francia da quasi 20 anni sfora il tetto massimo del rapporto deficit/PIL del 3% senza che nessuno dica nulla.
 
Pur essendo vero che il debito pubblico francese è pari a poco meno del 100 per cento del suo PIL, mentre per l’Italia il debito è pari al 134 per cento del PIL; se si guarda il trend del debito pubblico francese, si nota che è in costante crescita. Mentre il debito pubblico italiano, dopo che ha subito un’impennata durante i Governi Monti/Letta/Renzi è stabile adesso al 134 per cento.
 
Dal Sole24 Ore:
 
il nostro Paese è stato l’unico in Europa a chiudere in attivo (al netto degli interessi sul debito) 22 bilanci pubblici su 23 tra il 1995 e il 2017. Nel 2007 siamo riusciti a riportare il “mostro” al di sotto del confine del 100%, ma la Grande Crisi l’ha fatto ripiombare al di sopra del 130% del Pil. Zavorrati verso il fondo dalla spesa per interessi e da una crescita economica anemica, non riusciamo a uscire da questa palude del debito creata in un’altra epoca.
 
Quindi come spiega bene il Sole24 ore la nostra crescita è zavorrata da una crescita anemica e dagli interessi che paghiamo sul debito.
 
In Francia per ridurre la spesa pubblica sanitaria stanno pensando di non assicurare più le cure mediche agli immigrati irregolari, per evitare che la gente vada in Francia per farsi curare.  
 
La Francia, la Germania, l’Austria hanno di fatto sospeso gli accordi di libera circolazione all’interno dell’area Schengen ripristinando i controlli alle frontiere e rimandando verso l’Italia quei migranti economici o richiedenti asilo provenienti dall’Italia. Di più, Francia e Germania applicando il trattato di Dublino, ci rimandano indietro tutti i migranti che nel tempo sono riusciti a infiltrarsi nei loro territori ma che non hanno diritto a permanere.
 
Ma intanto puntano il dito contro l’Italia perché non apre immediatamente i porti per fare sbarcare i clandestini traghettati dalla Libia dalle navi di Médecins Sans Frontières.  
 
Le loro ONG francesi e tedesche continuano a scaricare ogni giorno centinaia di migranti in Italia. Migranti bisognosi di cure mediche, di assistenza abitativa ed alimentare.
 
Tutto questo ci è costato nel 2017 secondo i dati del DEF circa 4,4 miliardi di euro.
 
Ma questa spesa riportata nel DEF è solo la punta dell’iceberg dei costi che il nostro Paese sostiene per i migranti.
 
Quanto costa la gestione della sicurezza? Quanto costa il degrado urbano e l’aumento dei fenomeni di criminalità? Quanto costa il mancato pagamento dei titoli di trasporto pubblico? Quanto ci sono costate le cure mediche di queste persone? A quanto ammonta l’evasione contributiva conseguenza del lavoro nero?  
 
Tutti costi difficili da calcolare ma che certamente potrebbero fare la differenza nel bilancio Statale e potrebbero permettere, se indirizzati opportunamente, di dare servizi migliori ai cittadini italiani.
 

E se provassimo anche noi a puntare il dito contro Francia e Germania? Ci sono tutte le ragioni per farlo! 

 
 


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