Francesco Torellini – UGL Estero

“Il grande blu”: da Arpaia al Ticino, la storia di Giuseppe Guida che unisce le comunità

A Muralto la presentazione del libro pubblicato dalle Edizioni Salvioni. Un’occasione di riflessione sul valore umano dell’emigrazione italiana e sul contributo che le comunità all’estero continuano a portare ai territori che le accolgono.

Muralto, 8 marzo 2026 – ore 14.30

L’8 marzo, alle ore 14.30, presso Muralto, ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro Il grande blu di Giuseppe Guida, pubblicato dalle Edizioni Salvioni, un momento intenso che ha saputo unire riflessione personale, comunità e identità culturale.

Come rappresentante di UGL Estero, ho voluto essere presente a questo incontro che non è stato soltanto la presentazione di un libro, ma anche una testimonianza di vita e di integrazione nella comunità ticinese.

Giuseppe Guida, originario di Arpaia, in provincia di Benevento, ha condiviso con il pubblico il percorso umano che lo ha portato a scrivere questo libro, nato dall’esperienza personale di padre. Il racconto affronta temi profondi e delicati, come il rapporto tra genitori e figli e la capacità di trasformare una difficoltà in un percorso di crescita interiore.

La sala ha visto una partecipazione sentita, non soltanto da parte della comunità locale ticinese, ma anche di numerosi concittadini originari della stessa terra dell’autore, segno di un legame che l’emigrazione non spezza ma, spesso, rafforza.

Particolarmente significativa è stata anche la presenza del sindaco di Arpaia, Pasquale Fucci, giunto per testimoniare la vicinanza della comunità d’origine ad un proprio concittadino che, anche lontano dall’Italia, continua a rappresentarne i valori.

Questo momento ha mostrato in modo molto concreto uno degli aspetti più belli delle comunità italiane all’estero: la capacità di portare contributi culturali, umani e sociali nei territori che ci accolgono, senza perdere il legame con le proprie radici.

Detto questo, mentre osservavo la parte ticinese dell’incontro, rappresentata anche dal giornale La Regione, che incalzava il giovane autore con domande su cosa si potrebbe migliorare nei percorsi di sostegno e nei sistemi di accompagnamento — perché, naturalmente, c’è sempre qualcosa da migliorare — mi è venuta spontanea una riflessione.

Ho provato a immaginare la situazione opposta: un giovane ticinese che decidesse di trasferirsi ad Arpaia, o più in generale nel sud dell’Italia.

Quale terreno produttivo avrebbe trovato per trasformare una vicenda personale complessa, segnata da un forte fardello emotivo, in un percorso di elaborazione capace di diventare anche un sostegno per altri?

E qui non posso, come emigrato in Svizzera, non sottolineare l’apprezzamento per i codici organizzativi della comunità ticinese, che potrebbero rappresentare una delle poche vere salvaguardie dell’identità della lingua italiana nel mondo.

Un mondo civile e ospitale, con tutti i suoi difetti e le sue difficoltà economiche, ma che ha ancora molto da insegnare all’altra grande comunità di lingua italiana della vicina penisola, oggi purtroppo attraversata da un evidente declino.

La domanda non è banale.

Essa ci conduce inevitabilmente nei meandri delle competenze, delle pseudo-competenze e di quelle che oggi vengono spesso certificate attraverso percorsi accademici o istituzionali.

Ma l’esperienza di Giuseppe Guida sembra suggerire qualcosa di diverso.

Un parrucchiere — dunque una professione lontana dai circuiti accademici e dagli ambienti specialistici — riesce a trasformare una storia personale difficile in un racconto capace di toccare corde profonde nella comunità.

Questo ci ricorda che, accanto alla competenza tecnica e scientifica, esiste un’altra dimensione fondamentale: l’intelligenza emotiva.

Ed è proprio questa dimensione che, talvolta, riesce a produrre risultati più autentici e più utili per la società rispetto a chi affronta temi profondi con il distacco di un osservatore esterno, magari dotato di molti titoli ma privo di un reale coinvolgimento umano.

In questo senso, il contributo che molti italiani all’estero portano alle comunità che li accolgono non è fatto soltanto di lavoro e integrazione economica, ma anche di esperienze umane, sensibilità e capacità di trasformare vicende personali in patrimonio collettivo.

La storia di Giuseppe Guida, raccontata attraverso Il grande blu, si inserisce proprio in questa dimensione: quella di una comunità emigrata che, pur partendo da realtà piccole come Arpaia, riesce a portare nel mondo testimonianze autentiche, capaci di parlare a tutti.

Proprio per questo motivo, sarebbe auspicabile che anche le istituzioni italiane presenti sul territorio riconoscessero il valore di queste esperienze. Un appello va dunque al Consolato Generale d’Italia a Lugano, affinché sappia valorizzare e riconoscere il contributo che cittadini come Giuseppe Guida portano alla comunità italiana all’estero, trasformando una vicenda personale in un patrimonio di riflessione e sostegno per molti altri.

Storie come quella di Giuseppe Guida ricordano che l’emigrazione italiana non è soltanto lavoro e sacrificio, ma anche capacità di trasformare esperienze personali in patrimonio umano e culturale per le comunità che ci accolgono.

Francesco Torellini – UGL Estero

„Il grande blu“: Von Arpaia ins Tessin – die Geschichte von Giuseppe Guida, die Gemeinschaften verbindet

In Muralto wurde das von den Edizioni Salvioni veröffentlichte Buch vorgestellt. Eine Gelegenheit, über den menschlichen Wert der italienischen Emigration und über den Beitrag nachzudenken, den die italienischen Gemeinschaften im Ausland weiterhin für die Regionen leisten, die sie aufnehmen.

Muralto, 8. März 2026 – 14:30 Uhr

Am 8. März um 14:30 Uhr hatte ich in Muralto die Freude, an der Präsentation des Buches Il grande blu von Giuseppe Guida teilzunehmen, veröffentlicht von den Edizioni Salvioni. Es war ein intensiver Moment, der persönliche Reflexion, Gemeinschaft und kulturelle Identität miteinander verband.

Als Vertreter von UGL Estero wollte ich an dieser Veranstaltung teilnehmen, die nicht nur eine Buchpräsentation war, sondern auch ein Zeugnis von Lebenserfahrung und Integration in der Tessiner Gemeinschaft.

Giuseppe Guida, ursprünglich aus Arpaia in der Provinz Benevento, teilte mit dem Publikum den menschlichen Weg, der ihn dazu geführt hat, dieses Buch zu schreiben, das aus seiner persönlichen Erfahrung als Vater entstanden ist. Die Erzählung behandelt tiefgehende und sensible Themen wie das Verhältnis zwischen Eltern und Kindern und die Fähigkeit, eine schwierige Situation in einen Weg des inneren Wachstums zu verwandeln.

Der Saal war gut besucht, nicht nur von der lokalen Tessiner Gemeinschaft, sondern auch von zahlreichen Landsleuten aus der gleichen Heimatregion des Autors. Dies zeigt, dass die Emigration die Bindung zur eigenen Herkunft nicht bricht, sondern sie oft sogar stärkt.

Besonders bedeutend war auch die Anwesenheit des Bürgermeisters von Arpaia, Pasquale Fucci, der gekommen war, um die Nähe der Heimatgemeinde zu einem Mitbürger zu bezeugen, der auch fern von Italien weiterhin ihre Werte repräsentiert.

Diese Begegnung zeigte sehr konkret einen der schönsten Aspekte der italienischen Gemeinschaften im Ausland: die Fähigkeit, kulturelle, menschliche und soziale Beiträge in die Regionen einzubringen, die uns aufnehmen, ohne dabei die Verbindung zu unseren Wurzeln zu verlieren.

Während ich die Tessiner Seite der Veranstaltung beobachtete, vertreten auch durch die Zeitung La Regione, die den jungen Autor mit Fragen darüber konfrontierte, was in den Unterstützungs- und Begleitstrukturen verbessert werden könnte — denn natürlich gibt es immer etwas zu verbessern — kam mir eine spontane Überlegung.

Ich versuchte mir die umgekehrte Situation vorzustellen: einen jungen Tessiner, der beschließt, nach Arpaia oder allgemein in den Süden Italiens zu ziehen.

Welchen produktiven Boden würde er finden, um eine komplexe persönliche Erfahrung, belastet von einem starken emotionalen Gewicht, in einen Prozess der Verarbeitung zu verwandeln, der auch anderen Unterstützung geben kann?

Und hier kann ich als in der Schweiz lebender Emigrant nicht umhin, meine Wertschätzung für die organisatorischen Strukturen der Tessiner Gemeinschaft zu betonen, die möglicherweise eine der wenigen echten Garantien für die Bewahrung der italienischen Sprache in der Welt darstellen.

Eine zivilisierte und gastfreundliche Welt, mit all ihren Schwächen und wirtschaftlichen Schwierigkeiten, die jedoch der anderen großen italienischsprachigen Gemeinschaft der benachbarten Halbinsel noch viel zu lehren hat, die heute leider einen deutlichen Niedergang erlebt.

Die Frage ist nicht banal.

Sie führt uns unweigerlich in die Bereiche der Kompetenzen, der Pseudo-Kompetenzen und jener Fähigkeiten, die heute oft durch akademische oder institutionelle Wege zertifiziert werden.

Doch die Erfahrung von Giuseppe Guida scheint etwas anderes zu zeigen.

Ein Friseur — also ein Beruf fern der akademischen und spezialisierten Kreise — schafft es, eine schwierige persönliche Geschichte in eine Erzählung zu verwandeln, die tief die Gemeinschaft berührt.

Dies erinnert uns daran, dass neben der technischen und wissenschaftlichen Kompetenz noch eine andere grundlegende Dimension existiert: emotionale Intelligenz.

Und gerade diese Dimension kann manchmal authentischere und nützlichere Ergebnisse für die Gesellschaft hervorbringen als jene, die sich mit tiefen Themen aus der Distanz eines Beobachters beschäftigen.

In diesem Sinne besteht der Beitrag vieler Italiener im Ausland nicht nur aus Arbeit und wirtschaftlicher Integration, sondern auch aus menschlichen Erfahrungen, Sensibilität und der Fähigkeit, persönliche Geschichten in ein gemeinsames kulturelles Gut zu verwandeln.

Die Geschichte von Giuseppe Guida, erzählt in Il grande blu, gehört genau in diese Dimension: die einer ausgewanderten Gemeinschaft, die aus kleinen Orten wie Arpaia kommend authentische Zeugnisse in die Welt bringt, die alle Menschen ansprechen können.

Gerade deshalb wäre es wünschenswert, dass auch die italienischen Institutionen vor Ort den Wert solcher Erfahrungen anerkennen. Ein Appell richtet sich daher an das Generalkonsulat von Italien in Lugano, damit es den Beitrag würdigt, den Bürger wie Giuseppe Guida für die italienische Gemeinschaft im Ausland leisten.

Geschichten wie die von Giuseppe Guida erinnern daran, dass italienische Emigration nicht nur Arbeit und Opfer bedeutet, sondern auch die Fähigkeit, persönliche Erfahrungen in ein menschliches und kulturelles Erbe für die Gemeinschaften zu verwandeln, die uns aufnehmen.

🇫🇷 VERSION FRANÇAISE

Francesco Torellini – UGL Estero

« Il grande blu » : d’Arpaia au Tessin, l’histoire de Giuseppe Guida qui unit les communautés

À Muralto, présentation du livre publié par les Éditions Salvioni. Une occasion de réfléchir à la valeur humaine de l’émigration italienne et à la contribution que les communautés italiennes à l’étranger continuent d’apporter aux territoires qui les accueillent.

Muralto, 8 mars 2026 – 14h30

Le 8 mars à 14h30, à Muralto, j’ai eu le plaisir d’assister à la présentation du livre Il grande blu de Giuseppe Guida, publié par les Éditions Salvioni, un moment intense qui a su unir réflexion personnelle, communauté et identité culturelle.

En tant que représentant de UGL Estero, j’ai souhaité être présent à cette rencontre qui n’a pas été seulement la présentation d’un livre, mais également un témoignage de vie et d’intégration dans la communauté tessinoise.

Giuseppe Guida, originaire d’Arpaia, dans la province de Benevento, a partagé avec le public le parcours humain qui l’a conduit à écrire ce livre, né de son expérience personnelle de père.

La salle a connu une participation chaleureuse, non seulement de la communauté locale tessinoise, mais aussi de nombreux compatriotes originaires de la même terre que l’auteur.

Particulièrement significative fut également la présence du maire d’Arpaia, Pasquale Fucci, venu témoigner de la proximité de la communauté d’origine envers l’un de ses concitoyens.

Cette rencontre a montré concrètement l’un des plus beaux aspects des communautés italiennes à l’étranger : la capacité d’apporter des contributions culturelles, humaines et sociales aux territoires qui nous accueillent, sans perdre le lien avec nos racines.

En observant la partie tessinoise de la rencontre, représentée également par le journal La Regione, qui interrogeait l’auteur sur les améliorations possibles dans les systèmes d’accompagnement et de soutien, une réflexion m’est venue spontanément.

J’ai imaginé la situation inverse : un jeune Tessinois qui déciderait de s’installer à Arpaia ou, plus largement, dans le sud de l’Italie.

Quel terrain trouverait-il pour transformer une expérience personnelle complexe, chargée d’un poids émotionnel important, en un parcours capable d’apporter aussi un soutien aux autres ?

Et ici, en tant qu’émigré vivant en Suisse, je ne peux m’empêcher de souligner mon appréciation pour les codes organisationnels de la communauté tessinoise, qui pourraient représenter l’une des rares véritables garanties pour la préservation de la langue italienne dans le monde.

Un monde civil et accueillant, avec tous ses défauts et ses difficultés économiques, mais qui a encore beaucoup à enseigner à l’autre grande communauté italophone de la péninsule voisine, aujourd’hui malheureusement confrontée à un déclin évident.

La question n’est pas banale.

Elle nous conduit inévitablement dans les méandres des compétences, des pseudo-compétences et de celles qui sont aujourd’hui souvent certifiées par des parcours académiques ou institutionnels.

Mais l’expérience de Giuseppe Guida semble suggérer quelque chose de différent.

Un coiffeur — donc une profession éloignée des circuits académiques — réussit à transformer une histoire personnelle difficile en un récit capable de toucher profondément la communauté.

Cela nous rappelle qu’à côté de la compétence technique et scientifique existe une autre dimension fondamentale : l’intelligence émotionnelle.

Et c’est parfois cette dimension qui produit les résultats les plus authentiques et les plus utiles pour la société.

Des histoires comme celle de Giuseppe Guida rappellent que l’émigration italienne n’est pas seulement travail et sacrifice, mais aussi la capacité de transformer des expériences personnelles en patrimoine humain et culturel pour les communautés qui nous accueillent.

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