DI SALVATORE ALBELICE E NATALE PIPITONE

Ma quali sono i veri mali della società?
La corruzione è il cancro da estirpare

Molte volte ci chiediamo quali siano i mali peggiori della società, oggi viviamo il periodo da Covid 19, seguiamo i TG, leggiamo i giornali, dappertutto troviamo le notizie sul virus, ci siamo concentrati sui colori giallo, arancione, rosso.
Abbiamo assimilato i grafici, seguito l’andamento giornaliero del Coronavirus (COVID-19), dall’inizio dell’emergenza a oggi, imparando che siamo costantemente nell’emergenza dell’emergenza.
I Max-media inconsciamente diffondono il panico, le incoerenze, partecipano ad una pessima conduzione di incapacità applicativa della prevenzione, che mescolata alla impotenza di governo e all’immaginaria sanità pubblica inabissata da un sistema corruttivo politico mafioso che respinge la corretta prevenzione che è certo migliore della cura.
Riteniamo, a nostro modesto parere che la malattia peggiore sia il cancro, tra queste molteplici forme di malattia, il peggiore cancro è quello che colpisce la pubblica amministrazione.
La corruzione è un fenomeno che si riscontra quando un soggetto opera contro i propri doveri e i propri obblighi a fronte del conseguimento di denaro o altre utilità.
Il nostro ordinamento assegna alla corruzione la rilevanza penale, riconducendola nel novero dei reati contro la pubblica amministrazione, è disciplinata dagli articoli 318 e seguenti del codice penale, e si verifica quando un privato e un pubblico funzionario si accordano perché il primo corrisponda al secondo un compenso (non dovuto) per un atto in vario modo attinente alle attribuzioni di quest’ultimo.
L’attitudine fortemente lesiva della corruzione nei confronti degli interessi del Pubblico, ricadono sempre nella intera collettività, dove corrotto e corruttore marciano incontro alla medesima pena, fatti salvi i sistemi di corruzione che sono garantiti dall’invenzione e attuazione dei cavilli giudiziari, che servono a raggirare la legge e giustificano la legge delle toghe a garanzia e nel rispetto delle oligarchie familiari massonico politico mafioso.
Si, la corruzione è un prodotto generato da un sistema dove il potere massonico politico mafioso, è sostenuto dalla partecipazione delle oligarchie familiari che tessono e garantiscono quel potere gestito dal sistema, un potere che limitano i diritti, applicano onnipotenza, a garanzia di una democrazia che in realtà non abbiamo mai conosciuto.
Il cancro della corruzione è sempre esistito, ma si evidenzia in particolare con l’Unità d’Italia, nel 1860 il Regno delle Due Sicilie viene soffocato con il sangue, si cancella la storia vera, si propagandata la storia dei vincitori, nel tempo si offusca e cancella la capacità intrinseca di un intero popolo, sradicando la cultura, la scienza, la tecnica, l’innovazione, la progettazione e la programmazione, nella celata applicazione di in uno Stato prigioniero di un altro Stato.
L’immagine della corruzione Siciliana la conosciamo con Francesco Crispi, ottenne il consenso dei baroni (tanto un re vale l’altro) e la messa a disposizione dei loro picciotti, con la promessa di una futura accettazione in Parlamento, di una legge che garantisse i privilegi e l’autonomia della Sicilia, governata da un luogotenente del Re Vittorio, dove il popolo fu sedotto dalle false promesse di terra e libertà, libertà e terra.
Il popolo cadde nell’equivoco, per il popolo di allora la libertà equivaleva esattamente al possesso della terra, fu così che Garibaldi si autoproclamò dittatore e Crispi si autonominò Segretario di Stato. I Siciliani abboccarono all’amo, ma si pentirono amaramente senza capire nulla sulle manovre di un grande statista che svendette la sua gente e la sua terra in cambio delle sue ambizioni personali. L’aristocrazia Siciliana sperava che con l’annessione al Piemonte, l’Isola avrebbe potuto godere di un’autonomia di fatto, al contrario Crispi concretizzo una Sicilia integrata in una nazione italiana. Quando il popolo ebbe coscienza del gioco del Crispi, a Palermo fu preparata un’importante manifestazione contro questi che lo vide costretto alle dimissioni da Segretario di Stato.
Il potere consolidato si regge sull’economia dell’agricoltura siciliana e riceve la legalizzazione piena quando i rappresentanti della mafia diventano anche i capi ufficiali delle istituzioni pubbliche locali, come il comune, la provincia, la regione.
Il mafioso è sempre la stessa persona, sia che faccia il sindaco, sia che diventi avvocato, sia che elimini di sua mano per dimostrare agli altri mafiosi che lui è un capo, sia che faccia ammazzare, sia che organizzi estorsioni e sequestri di persona.
E’ il 1922 quando la massoneria siciliana, manda in parlamento Nunzio Nasi, Vittorio Emanuele Orlando, Napoleone Colajanni e De Felice Giuffrida, Nasi e Orlando non nasconderanno mai di appoggiarsi alla mafia, mentre Colajanni e De Felice sono fra i maggiori e più decisi oppositori della mafia, di cui denunziano i rapporti con i “guanti gialli”.
A far data 9 luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia e grazie ai numerosissimi documenti italiani, americani e britannici, oggi sappiamo che dietro quella operazione militare ci sono stati tanti attori. La mafia locale, la mafia americana che vede in Lucky Luciano, Vito Genovese, Calogero Vizzini, Giuseppe Genco e altri nomi di potenti mammasantissima, entrare nello scenario internazionale.
La scelta dell’isola, infatti, non è stata casuale in quanto, già nel 1924 Cesare Mori Prefetto di Trapani aveva sradicando la mafia Siciliana, attuando una durissima repressione e ricorrendo spesso anche a metodi brutali, applicando condanne severe e costringendo pericolosi boss al confino, costretti ad emigrare negli Stati Uniti.
Si ridusse il potere della mafia collocandola ad una condizione “dormiente”, intervento poi vanificato dal baronato, il ceto dei grandi latifondisti che utilizzava la manovalanza mafiosa per il controllo delle loro proprietà agricole.
Proprio loro, i baroni, nel 1940 istituirono l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, nel 1942 divenne un vero Comitato d’Azione Separatista, capeggiato da un sistema composto dal conte massone Lucio Tasca, dal liberale massone Andrea Finocchiaro Aprile e dal mafioso Calogero Vizzini tornato a Villalba dopo sei anni di confino, mentre negli Stati Uniti si avviava un legame tra la US Navy e la mafia italoamericana, dove la CIA prende i primi contatti con Lucky Luciano, che forni una valanga di informazioni ai Servizi Segreti Statunitensi segnalando le famiglie mafiose residenti in Sicilia che cooperarono poi allo sbarco alleato.
Il principale referente sull’isola fu Calogero Vizzini, una volta sbarcati, gli Alleati affidarono molte cariche nel governo provvisorio della Sicilia, ai mafiosi, ponendo Calogero Vizzini a sindaco di Villalba, Giuseppe Genco Russo a primo cittadino di Mussomeli e Vincenzo Di Carlo come responsabile dell’Ufficio per la requisizione del grano, restituendo il potere e l’autorità ai mafiosi che tornavano ad arricchirsi e accrescere gli interessi mafiosi.
Nella giornata del 2 e del 3 giugno 1946 si tenne il Referendum per scegliere la forma istituzionale tra Repubblica o Monarchia, il Referendum fu a suffragio universale e, per la prima volta in Italia, votarono anche le donne.
Nella mattinata del 5 giugno, De Gasperi annuncia al Re Umberto II° che la Monarchia aveva vinto, dopo che i rapporti dell’Arma dei Carabinieri, presente in tutti i seggi, segnalarono al Ministro degli Interni Romita la vittoria della Monarchia, iniziarono una serie di oscure manovre e nella notte tra il 5 ed il 6 giugno i risultati si capovolsero in favore della Repubblica con l’immissione di una valanga di voti di dubbia provenienza.
Cambiano i tempi e cambiano i referenti ma rimane il sistema politico massonico mafioso, la mafia si rende conto di doversi adeguare e nel decadentismo monarchico istruisce la propria prole avviandoli al diritto penale, nel mestiere di avvocati ma mai da giudici, per poi inserirli con matrimoni misti nei salotti dell’alta società in modo da ripulire le origini.
La storia di ieri come quella di oggi non è cambiata, basta analizzare il sacco di Palermo per rilevare la grande scalata alle istituzioni comunali, provinciali, regionali e nazionali.
Ieri erano i padri, oggi vi sono i figli legittimi e quelli illegittimi e/o i nipoti, sempre legati alle proprie radici riescono con costanza a riciclarsi all’occhio del pubblico fiduciosi di potere contare nel voto controllato dalla gestione mafiosa, basato sulle necessità e i bisogni primari di un popolo che più si mantiene ignorante, più si coltiva il consenso.
La politica oggi è allo sbando, ha perso l’ideologia, i valori, non vi è più il partito ma il dittatore, non esiste più la destra o la sinistra, la corruzione è esplosa agli occhi di tutti, allora come oggi, con disinvoltura si ruba il voto ad un popolo ostentando 50 €, offrendo un pacco di pasta, un pacco di zucchero, una bottiglia d’olio, o alla promessa di un posto di lavoro, un lavoro esclusivamente riservato e garantito ai servitori appartenenti alla casta massonico politico mafioso, non ha importanza se hanno capacità o meno, basta che sanno essere riconoscenti e dipendono.
Per restituire la democrazia ad un popolo che non ha mai conosciuto la democrazia, necessita una svolta totale che deve nascere dal popolo, bisogna rendersi conto che l’apparenza non risponde mai alla realtà, necessita lavorare duramente per estinguere la corruzione, intervenire in tutti i settori istituzionali che ancora oggi sono in mano al potere massonico politico mafioso.
Tutti gli uffici pubblici e istituzionali dovrebbero essere ripuliti ripartendo dal nulla, valorizzando l’inserimento della meritocrazia per collocare le persone giuste, nelle poltrone giuste, abolire tutte le leggi che hanno tutelato gli imbrogli politici a salvaguardia del sistema massonico politico mafioso. In tutti i settori istituzionali si scorgono le stesse radici, nella sanità vi è un padre primario inserito per colore politico che poi lascia al figlio la scrivania, nella cui struttura si trovano persone a loro vicine che cercano meritocrazia per sfruttare l’operato del singolo a beneficio del sistema. Mai il meritocratico potrà sollevare la testa per reagire perchè il sistema lo denigra e lo distrugge, al comune è il sindaco ad imporre gli assessori, i capi area, i dirigenti, li sceglie a sua immagine e somiglianza, questi non vengono selezionati per le capacità tecniche, ma esclusivamente per il servilismo, dove la meritocrazia è derisa, violentata, seviziata e calpestata, ritenuta ostacolo per gli obbiettivi del potere.
Il servo riconoscente, acconsente di tutto al proprio padrone perché gli ha garantito una certezza, il posto di lavoro immeritato che è stato tolto ha chi ne aveva diritto, fiduciosi del garantismo di un sistema massonico politico mafioso che difficilmente li vedrà condannare perché all’interno di un sistema giudiziario insistono le stesse sofferenze, i processi pilotati dal sistema di autotutela operano per garantire l’impunità, lavorano nell’evitare ed emarginare la meritocrazia che svolge con dignità e professionalità il proprio lavoro.
Nel malaugurato caso che si inciampi nel giudice meritocratico, il sistema si applica nel lavorare sulle debolezze dell’avvocato di controparte per fare leva su questi, scarseggiando le debolezze si applica la corruzione ed il sacro diviene profano.
Il sistema massonico politico mafioso per agire indisturbato ha un ulteriore garanzia, quella di potere emanare le leggi che legano le mani ai magistrati, il sistema è tutelato dal caos legislativo e sulla libera interpretazione.
Nel corso di oltre 150 anni, la corruzione si è sistematicamente migliorata e adattata, abbiamo le capacità di pulire una nazione dove massoneria, politica, mafia, sono altamente radicati?, abbiamo la capacità di togliere il sistema al comando e con esso la corruzione?.
SI, abbiamo il potere nel voto e dobbiamo saperlo usare, dobbiamo far comprendere alla gente comune che se vogliamo il cambiamento dipende da noi e che è finito il tempo delle promesse, degli inciuci, degli inganni, sta a noi togliere il vecchio motto Gattopardesco “cambiare tutto per non cambiare niente”, dobbiamo cambiare tutto per considerare tutti, applicando la democrazia in una nazione che non l’ha mai conosciuta e restituendo la meritocrazia per il rilancio che ripristini i settori istituzionali e consenta il benessere della popolazione per riappropriarci di ciò che eravamo, contrariamente a quello che ci hanno fatto credere di essere.

SALVATORE ALBELICE-NATALE PIPITONE


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