Salvatore Albelice
La corruzione nei nostri paesi è un cancro le cui metastasi si sono allargate in
modo generalizzato. Invasivo. Silenzioso. Che uccide moralmente e fisicamente.
Una Tangentopoli infinita, che cambia aspetto e si
rigenera anno dopo anno. Che non scava soltanto voragini nei bilanci pubblici
ma genera un pericoloso deficit di democrazia e devasta l’ambiente in cui viviamo. La corruzione può crescere ancora, se non si contrasta in modo netto, senza mediazioni, con volontà politica concreta
Il segnale di degrado del tessuto morale
della classe dirigente e sotto gli occhi di tutti,, l’affermarsi di meccanismi di selezione che premiano corrotti e corruttori, il dilagare dell’ecomafia, attraverso fenomeni come i traffici di rifiuti, un male che comporta rischi per la nostra salute.
La corruzione costa ma non tutti pagano allo stesso modo. A farne le spese sono le fasce deboli, i poveri, gli umili, gli enti che sono costretti a tagliare sull’assistenza, sulle mense scolastiche e non ce la fanno ad andare avanti. Un cancro che mina quotidianamente il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni, alimentando un clima diffuso di sospetto.
Quando il pagamento delle tangenti diventa prassi comune per ottenere licenze
e permessi, e la risorsa pubblica è risucchiata nei soliti giri di potere, ciò che viene sacrificato sull’altare dei furbetti di turno è soprattutto la credibilità dello
degli amministratori.
Quale speranza, quale spinta può avere un paese, se i suoi abitanti sono convinti che solo nelle ruberie si nasconda la chiave del successo e che la legalità sia un inutile “fardello”?