L’anno 2018 e stato proclamato dal governo albanese, anno nazionale di Giorgio Castriota Scanderbeg, nel 550mo annivesario della sua morte, avvenuta il 17 gennaio 1468 nella città di Alessio (Lezha). Benché pri ncipe e re di un piccolo popolo e stato, Scanderbeg sorge nella storia comme una gloriosa figura, elevato a Eroe nazionale dell’Albania, sua patria e suo grande difensore dall’invasione straniera, che era l’impero ottomano-turco, che con i suoi Sultani si proponeva d’invadere, occupare e asservire, non solo il piccilo sttao di Scanderbeg, ma i Balkani e tutta l’Europa. E come lo sappiamo bene tutti, i Turchi giunsero alle porte di Vienna,  un osso duro, nella strenua, eroica e senza pari resistenza del popolo albanese sotto la guida del loro re, Giorgio Castriota Scanderbeg. La storia ci racconta come questo figlio del principe Giovanni Castriota era nato nella capitale del suo principato Kroja, nel 1905, ed era il più piccolo di quattro fratelli. Ora, suo padre Giovanni, forte e guerriero esperto di fatti militari, che si era opposto ai Turchi, perde la guerra nel 1413, ed è costretto a dare in ostaggio al Sultano Mehemt I, i suoi quattro figli, e diventare suo vasallo. Il minore, Giorgio, all’étà di otto anni, viene tenuto dal Sultano nella sua Reggia. Educato nella fede musulmana, e nelle scuole militari insieme a suo figlio Murad II. Gli misro il nome di Iscander, uguale a Alessandro. Giorgio ben presto si evidenzia sia per la sua prestanza e forza fisica, che intelligenza. Nel 1421 alla morte del padre Murad II sale sul trono come Sultano, e si tiene Scanderbeg al fianco. A parte il fatto della sua forza erculea, che risalta in alcuni duelli vinti contro guerrieri di fama, Scanderbeg si distingue come stratega. Messo alla testa della cavalleria turca come supremo comandante, riscuote vittorie su vittorie sugli stati vicini, asservendoli al Sultanato.

Per cui egli aquista fama e simpatia nel popolo e nell’esercito, di che il Sultano si compiaceva, adulandolo. E elargedolo di doni. Giorgio ne comprendeva le recondite intenzioni. Ora il Principe Giovanni suo padre muore, e al suo posto toccava a Scanderbeg regnare, secondo le convenzione di vassallaggio. Invece il Sultano occupa l’Albania ed elegge governatore un suo pascià. Scanderbeg dissilluso, gli cheide ragione, ma il sultano lo raggira con belle parole e belle promesse. Scanderbeg decide di sottrarsi dal servizio alla prima occasione. Questa si presenta nella battaglia di Nish, contro gli ungheresi del grande generale Jan Huniade, dov i Turchi sono battuti e sbarragliati. Scanderbeg sottrattosi alla battaglia, con 300 cavalieri albanesi, fedeli e lui, entra in Albania e s’imposessa della capitale Kroja, dove innalza il 28 novembre 1443 , la sua bandiera, rossa con l’aquila nera bicipite, për cui al popolo che lo acclamava, rivolge la famosa frase : Non sono io che vi ho apportato la libertà, io l’ho trovata qui da voi ! Era l’inizio della grande epopea del popolo albanese sotto la guida del suo Principe e Re. In questo frangente, che si profilava la minaccia e la vendetta del Sultano, Scanderbeg, crea la Lega di Alessio con tutti i principi, che lo acclamano supremo commandante dell’esercito albanese. Il Sultano fuori di sè, manda un e’esercito di 40.000 uomini, per ditruggerlo, e succede il contrario, l’esercito turco viene battuto e messo in fuga. La strepittosa vittoria si spande in Europa. Un certo Scanderbeg, principe të Kroja ha sbarragliato un esercito turco, riscuotendo una grande vittoria. Era l’inizio di una sequenza di 23 battaglie successive e tre assedi di Kroja, tutte vinte. Che in nalzarono Scanderbeg a grande stratega e difensore della liberta e della sua Patria, nello stesso tempo dell’Europa, La  resistenza accanita di Scanderbeg, diede tempo agli Europei, benché divisi in regni e principati, d’organizzarsi, sotto lo stimolo dei Papi. Era il Papa Pio II, che proclama una grande crociata sotto la guida di Scanderbeg, che doveva partire da Ancona. Ma il destino si oppone, poiché il Papa muore improvisamente, e la crociata fallisce. Scanderbeg si rattrista, era l’unica e streppitosa occasione e in cui egli avrebbe riconquistato Costantinopoli, mettendo fine all’Impero ottomano. Pertanto, Scanderbeg dimostra non solo d’essere un valente guerriero e stratega, ma anche un grande uomo di carattere che apprezza l’amicizia, sacrossanta tempo fà. Egli corre in aiuto al re di Sicilia e Napoli, Ferdinando (Ferrante), figlio del re Alfonso grande amico di Scanderbeg.

In questa campagna militare condotta da Scanderbeg, l’esercito degli Agioini che voleano detronizzare Ferrante e prender il l suo regno, viene sconfitto, benché al commando d’uno dei migliori capitani del tempo ch‘era il conte Jacopo Piccinino. E come? Con il nemico asiatico alle porte. Dobbiamo sottolineare, benché i paesi europei aprezzassero le vittorie di Scanderbeg, non lo aiutarono come si deve, eccezione fatta dalla Repubblica Veneziana, che gli stette dapresso fino in fondo. Anche i papi, si mostrarono restii a suo riguardo, con belle parole e benedizioni. A parte Papa Pio II, con la crociata, andata fallita, a causa della sua morte innattesa. Nel suo viaggio a Roma, 1466, il Papa Paolo II e i cardinali si bastarono di 3000 scudi troppo esigui, elemosina, versati al suo tesoriere, Demetrio Franco (più tardi suo biografo). Era il crepuscolo d’un grande Eroe, concluso con l’ultima vittoria sui turchi nell terzo assedio della capitale Kroja, 1467. Ritirtatosi a Alessio, malato di febbre malarica, sotto le cure di medici veneziani, lui che aveva vinto tante battaglie, non poté vincere quella della malatia, e muore il 17 gennaio 1468, 550 anni fa. La notizia si sparse recando grade tristezza per un si grande personaggio e combattente, difensore della libertà, dell’Euopa e della Cristianità. I fatti danno ragione alla figura di Scanderbeg come difensore dell Europa. I Turchi non potendo disporre delle coste e porti albanesi, avevano escogitato l’invasione delle Italia dalla Grecia, con la loro grande armata navale, per cui gli europei, principalmente Venezia e la Spagna, coaudivati da altre forze marinare, s’opposero alla flotta turca a Lepanto, riportando una vittoria strepitosa con la distruzione della flotta turca. Quindi gli ottomanit dopo la morte de Scanderbeg, poterono avanza re con i loro eserciti terrestri verso il nord, per invadere l’Europa, sia dalla parte italiana, Istria e Trieste, che l’Austria e ‘Ungheria mettendo l’assedio a Vienna. Che qjualora l’avaesszero occupata, era la fine dell’Europa. Dunque la resistenza di Scanderbeg, aveva impedito e ritardato l’avanzata delle armate ottomane, dando tempo agli europei di organizzarsi militarmente e fare fronte alla terribile minaccia cui erano esposti. E ben chiaro e evidente, anche dall’altro lato, che subito dopo la morte dell’Eroe, dodci anni dopo, nel 1480 i Turchi sbarcano a Otranto, facendo macello degli abitanti, passati a fil di spada., e prendendo e portando i bambini in schiavitù riempendo di ragazzine gli harem dei sultani e dei pascià. in Turchia. Meno male che cio’ diede impulso agli italiani di cacciarli e mettere fine a quell’inizio d’occupazione, testa di ponte all’i nvasione del bel paese del dolce si’, che gli italiani non avrebbero pôtuto più pronunciare che il salamelek dei turchi imposto a suon di teste decapitate. Spettacolo gradito ai Sultani e pascià. La strage d’Otranto sembra che non sia più gradita ed essere ricordata, e forse ritenuta sbagliata che l’Italia non avesse spalancato le porte fin d’allora, e si sia sovvenuta soltanto adesso, con la scusa. meglio tardi che mai, a dare libero accesso a quelli cje la liberté non la conoscono e anzi la detestano e rifiutano. Questi fatti danno ragione a Scanderbeg, che, per quanto principe e re di un piccolo stato, era conscio del pericolo che incorreva alla sua Albania e consguentemente all’Italia e all’Europa. Con la sua lotta, riusci a impedire ai turchi di avanzare più speditamente verso l’invasione dell’Europa. Certamente c’è voluto del tempo, che l’Europa si svegliasse dal topore e  dai contrasti interni, per unirsi e organizzarsi per una guerra. JIntanto si sa ci volva del tempo, in quanto i movimenti delle armate erano a piedi, seguite da carri di vettovaglie e altre cose neccessarie, trainati da buoi. Per cui l’opposizione alle armate turche era tardiva nel tempo, e meno male che si concluse a Vienna per opera del Re polacco Sobieski, nel 1683, con la memorabile disfatta dei turchi, e la salvezza dell’Euopa. Certamente che l’opposizione di Scanderbeg ai turche avava tardato l’avanzamento delle loro armate verso l’Europa. Per cui Scanderbeg viene ricordato e onorato in quest’anno dedicato a lui. In aggiunta a questa presentazione piuttosto informativa, certamente non tanto esauriente, ma comprensiva, più sotto apportiamo alcuni dati sulla fama che egli aquistava e godeva in Europa, in un periodo di 550 anni, senza interruzione, e che continua anche ai nostro giorni. L’Albania, per cinque secoli, dovette giacere muta e solinga sotto la dominazione turca. Sprofondata nelle tenebre dell’ignoranza e aretratezza assoluta e isolata dall ‘Europa.In tala frangente nessuno osava profferire il nome di Scanderbeg, previo di avere la testa falciata. Non si poteva scrivcere una parola sola in lingua albanese. I monumeti antichi, sia greci o romani che chiese Cristiane venivano distrutti. Le famigle nobili katoliche del nord, obbligate a non mantenere i loro storici e gloriosi nomi, ridotti a semplici contadini e bifolchi. Salvo quelli che abbracciavano l’islam, per servilismo e privilegi, che venivano elevati a alte funnzioni civili e militari, bey pascià e vizir. Questa era la situazione dell’Albania e degli albanesi, estromessi dalla civiltà per cinque secoli. E in Europa che cosa succedeva ? L’Europa impressionata dalle eroiche gesta di Scanderbeg, lo ricompensava glorificandolo a grande Eroe della libertà e difesa della sua Patria e dell ‘Europa. A cominciare dal primo libro scrittoi e pubblicato in latino il 2 aprile 1480, a Venezia, da Demetrio Franco, contemporaneo e al servizio di Scanderbeg, e poi tradotto in italiano e altre lingue, l’Europa gli rese onore e gloria con centinaia migliaia di opere, storiche, letterarie e artistiche, mai accaduto per altri personaggi della storia. In prima linea gli scrittori e storici italiani, con Paolo Jovio, vescovo di Nocera, storico, collezionista e latinista ecc. Il Jovio, il primo italiano che scrive su scanderbeg, traducendo il manoscritto latino di Demetrio Franco in italiano, epubblicato a Venezia nel 1531-1539. Qui inizia la serie di pubblicazioni italiane, di secolo in esecolo senza interruzione, da citare i primi, Barlezio, Bonardo, Sansovino, Biemmi, e tanti altri fino ai tempi moderni. Seguono i francesi, che aprono la serie di opere, con la Storia di Scanderbeg di Jaques De Lavardin, 1576, e seguita da centinaia di altri scrittori francesi, tra cui risaltano i nomi, di Caussin, Ronsard, Voltaire, Corneille, Hugo, Paganel, Gibon, Duponcet, ecc. Non stanno a braccia crociate i tedeschi con diverse opere storiche e artistiche, e pôi tutti i paesi europei, inglesi, spanjoli, portughesi, sudesi, olandesi, belgi, norvegesi, paesi dell’ est europa, ecc. E gli albanesi ? Essi poterono risvegliarsi dalla lunga letargia, solo all’inizio del 1900, con due poemi, e poi dopo la proclamlzione dell’indipendenza, con due-tre libri. Invece dopo il 1990, caduta della dittatura, si produsse e continua una serie di numerose opere di scrittori e artisti albanesi. Con cio’ non si arresta la produzione di opere in Europa, dapertutto, che si allarga anche oltre l’oceano in America. Quindi Scanderbeg risulta elevato alla  gloria degli eroi immortali, mitici, in scala universale. Sicuramente gli albanesi ne vanno fieri, e lo meritano, poichë sebbene un popolo e nazione piccola, ha dato un eroe di cosi’ grande portata storica. Conclusione : Giorgio Castriota Scanderbeg troneggia non solo nella storia come Grande Eroe nazionale della piccola Albania, ma nello stesso tempo come glorioso e immortale eroe della grande Europa.

Lek Pervizi


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