Di Matteo Dimonte
Perché i conservatori non conservano nulla? Perché per conservare qualcosa hanno bisogno del potere politico. L’elettorato conservatore tende ad identificarsi con la storia e le tradizioni della propria nazione, mentre l’elettorato di sinistra è formato da una coalizione di minoranze straniere, minoranze sessuali , femministe ed europeisti, che tendono ad essere alienati dalla società in cui vivono.
Se i tassi di fertilità degli italiani sono in caduta libera da oltre quarant’anni ( ad oggi il tasso di fertilità in Italia è di 1.3 figli per donna fertile, contro i 2.1 figli per mantenere la società stabile), mentre gli immigrati hanno tassi di fertilità che sono circa il doppio, allora diventerà impossibile ottenere nuovamente vittorie politiche.
La sinistra ne è a conoscenza e proprio su questo si basa la loro strategia di importare masse infinite dal terzo mondo e concedere loro la cittadinanza( Ius soli) perché la demografia avvantaggerebbe elettoralmente la sinistra, anche perché si stima che la popolazione africana raddoppierà a due miliardi entro il 2050. Inoltre delegando tutte le politiche pubbliche ad entità sovranazionali, quali Unione Europea, che non hanno interesse nel preservare le identità nazionali, ma semmai a distruggerle per poter meglio governare, allora i conservatori si privano di tutti quei strumenti per poter implementare politiche conservatrici.
Anche valori come la laicità, i diritti delle donne, la libertà di espressione diventeranno irrilevanti di fronte ad altre culture più aggressive e monolitiche come quella islamica, poiché pur essendo naturalmente conservatori la popolazione straniera e musulmana tende a votare massicciamente a sinistra proprio perché traggono vantaggio dalle loro politiche.
La soluzione che si prospetta è quindi quella di preservare la popolazione nativa che è naturalmente attaccata alla propria nazione e che forma il bacino elettorale da cui arriva la legittimazione dei conservatori, a meno che questi ultimi non sia disposti ad accettare passivamente la propria futura irrilevanza.