Di Matteo Dimonte
Con l’attuale governo giallorosso la sinistra canta vittoria, il globalismo liberale sembra che abbia
retto i colpi e stia per passare all’offensiva dopo anni di arretramento.
Personalmente non ritengo che sia probabile, dal momento che i popoli nativi europei subiscono
da anni una lenta pulizia etnica chiamata eufemisticamente multiculturalismo, che non vuol dire
altro che meno nativi e più immigrati. Sostituire una popolazione nativa con una estranea innesca
la reazione della prima che si oppone alla propria espropriazione di potere, risorse e ricchezza. Gli
europei si stanno lentamente accorgendo di essere attaccati come gruppo e, per il principio di
autoconservazione, istintivamente cominciano a sviluppare una identità collettiva o etnica. In una
società omogenea si ha un’idea di bene comune da perseguire, mentre in un contesto multietnico
ogni gruppo compete per depredare l’altro delle risorse e del potere politico. L’aperture delle
frontiere dopo la Seconda Guerra Mondiale si è rivelato fatale, dopo che i nativi europei sono stati
lentamente sommersi da un flusso immigratorio che rischia di far estinguere la nostra etnia come
gruppo separato con i propri legittimi interessi. Rimane ottimismo per il futuro poiché altra
immigrazione e spossessamento generano ulteriore conflitto, odio, disunità e radicalismo, che a
loro volta innescano altro nazionalismo nei nativi. Per concludere il nazionalismo non solo è
inevitabile ma è anche una soluzione al clima di odio e risentimento perché ristabilire comunità
omogenee favorisce unità, altruismo e senso di appartenenza.