DI REDAZIONE.
PREMIO INTERNAZIONALE CARLO LEVI SEZIONE ECONOMIA QUEST’ ANNO E’ ANDATO AL SICILIANO SANTI TOMASELLI ECONOMISTA AI FONDI EUROPEI:
“ LA MIA DEDICA VÀ AL NOSTRO SUD ITALIA SEMPRE PIU’ ARRETRATO”
DOMANDA : Per lei Prof. Santi Tomaselli questo è il secondo Premio Internazionale (Il primo nel 2018, per la cronaca era il Premio Internazionale Cartagine sempre nella Sezione Economia) come mai questa dedica?
RISPOSTA : Il Sud è tra le regioni più povere d’Europa. È impietoso il dato tracciato da Eurostat, dove rispetto alla media europea di 30mila euro, il Sud Italia registra 18.900 euro di Pil pro capite. La forbice tra Nord e Sud, dunque, si è allargata ancora di più: al Mezzogiorno il Pil pro capite è quasi la metà rispetto al Nord. Il dato più sconfortante è che al di là dei soliti slogan del “faremo” o “almeno noi abbiamo fatto” esiste solo una grande verità: la politica italiana senza risparmiare nessun colore ,almeno non facciamo un torto a nessuno, non sembra al momento offrire soluzioni concrete per lo sviluppo del Sud. Se il reddito di cittadinanza poteva essere un aiuto importante per le famiglie (oltre 5 milioni di poveri), dall’altro lato manca un progetto che abbia come scopo la crescita soprattutto infrastrutturale del Meridione, isolato dal resto dell’Italia e dai principali mercati europei.
DOMANDA : Prima di questa intervista Lei Prof. Santi Tomaselli mi ha confessato un passaggio del suo discorso nel ricevere questo prestigioso Premio caratterizzato a proposito della mancanza di un vero progetto di rilancio per il nostro Sud Italia caratterizzato dai “perchè” lo vorrebbe spiegare meglio?
RISPOSTA : Certamente. Vede nel corso dei miei Studi Scientifici, in questi anni, su una materia così complessa quale quella dei Fondi Europei, ho trovato da parte degli attori istituzionali, analogie di approccio rispetto al più ampio sistema delle politiche economiche, che è quello di preoccuparsi a dare sistematicamente la colpa all’altro, inteso come avversario politico, il risultato è un continuo teatrino Pirandelliano dove non sai più chi sono le “maschere” e qual è il vero “volto” di come superare ataviche problematiche economico-sociali. Il nostro Sud da troppo tempo attende risposte. L’Economista, specie quello ai Fondi Europei, deve appartenere al credo del superamento dei tanti Perché. La metodologia scientifica, (la Teoria Quantistica ai Fondi Europei) ad esempio che mi ha portato già ha due premi internazionali cerca di superare atavici perché il principale sicuramente, “Perché i Fondi Europei dopo 30 anni di Programmazione si sono ridotti ad essere l’ossimoro di sé stessi rispetto al principio costituente dello sviluppo addizionale come ebbero intendere i nostri Padri costituenti”. Quindi il mio pensiero che più che ricercare i (Chi) colpevoli di tanto degrado economico, sarebbe meglio elevare la riflessione ad un livello scientifico superando i tanti Perché irrisolti, su questo ritengo si possa costruire il nostro progresso.
DOMANDA : Voglio provocarLa quindi per Lei Prof. Santi Tomaselli anche gli oltre 200 miliardi di euro di Fondi Europei che sono destinati per l’Italia non servono a nulla?
RISPOSTA: Sa dal 2002 al 2018 quanti Fondi Europei ha beneficiato il nostro Paese, ivi compreso il cofinanziamento, circa 220 miliardi di euro. A dispetto di questa galassia di risorse comunitarie sa cos’è accaduto per il nostro Sud? Dal 2002 al 2018, ha perso circa 2 milioni di abitanti, di cui un milione di giovani. Un territorio che si svuota, che perde le menti migliori, che è abbandonato a sé a vantaggio esclusivo di una sola parte della nazione non ha futuro. Il Sud, se si continua così senza una metodologia scientifica sulla gestione ai Fondi Europei, è condannato a morire. Le ho dato la risposta indirettamente, ma vorrei contestualizzarla alla sua opportuna domanda. Con il Recovery Fund la Commissione europea mette in campo circa 3.000 miliardi di euro per affrontare la crisi economica dovuta al coronavirus. La risposta poggia così su quattro pilastri: 1.100 miliardi (ora si parla addirittura di 1.400 miliardi ) messi a disposizione nel prossimo bilancio pluriennale per la Programmazione 2021-2027, 240 miliardi della linea di credito sanitaria del Mes, 200 miliardi di finanziamenti per le piccole e medie imprese messi a disposizione dalla Bei, i 100 miliardi a sostegno della cassintegrazione, i 750 miliardi del programma Pepp della Bce e gli ulteriori 750 miliardi arrivati oggi con il Recovery Fund. Vorrei soffermarmi sul più sconosciuto programma Pepp, a dimostrazione di quanto i miei studi ritrovino un autorevole verità nella necessità di una metodologia scientifica sul comparto dei Fondi Europei senza la quale anche per i prossimi 30 anni tutto si vanificherà tutto a scapito delle PMI e delle famiglie. Cos’è il PEPP della BCE, come funziona, a cosa serve e qual è il suo vero significato? Potremmo definirlo una sorta di estensione del più tradizionale Quantitative Easing, un nuovo programma di acquisto di titoli finalizzato a sostenere l’economia dell’Eurozona travolta dal coronavirus. Abbiamo la possibilità di dare ai lettori un bilancio consuntivo dei risultati apportati dal Quantitative Easing, che per analogia genetica, senza un metodo scientifico, l’epilogo fallimentare sarà pure trasmesso alla sorella gemella il nuovo programma PEPP in piena Pandemia Sanitaria-Economica. Procediamo con ordine. Il programma di espansione monetaria lanciato dalla Banca Centrale Europea nel marzo 2015 e terminato alla fine di dicembre 2018 ha creato dal nulla moneta per ben 2600 miliardi di euro: una somma enorme, pari a circa il 20% del PIL dell’eurozona! Questa colossale liquidità è stata immessa a favore delle maggiori banche dell’area euro con l’obiettivo ufficiale di contrastare le tendenze deflazionistiche e produrre crescita. Nella cruda verità in effetti la BCE ha messo una enorme pezza solo per salvare le banche afflitte dal peso dei titoli tossici (comprati soprattutto dagli USA al tempo dei subprime e pari a 6800 miliardi, una somma astronomica concentrata per il 75% soprattutto negli istituti di Germania e Francia) e dei crediti deteriorati (900 miliardi); e per salvare gli stati in forte difficoltà di bilancio – Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia – o in via di fallimento, come la Grecia. Tuttavia la banca centrale europea non è riuscita a centrare né l’obiettivo ufficiale del QE – inflazione quasi sempre oltre la soglia critica del 2% – né l’obiettivo strategico di crescita: prendiamo la nostra Italia è in stagnazione da oltre 15 anni. Morale, senza una metodologia scientifica che si avvalga di una riforma strutturale in tema di Fondi Europei a livello Macro Economico, e a livello Micro Economico si assisterà anche per questa nuova galassia di risorse comunitarie ad un epilogo drammaticamente negativo.
DOMANDA : Voglio provocarLa ancora Prof. Santi Tomaselli. Quindi anche la notizia che circola in questi giorni, su tutti i media nazionali e non, che attraverso le risorse del Recovery Fund è possibile finalmente apportare l’alta velocità in Sicilia, per non parlare del sempre presente vituperato Ponte sullo Stretto di Messina è l’ennesima “favoletta” propinata dalla Politica?
RISPOSTA : Siamo il secondo Paese che beneficia in Europa di maggiori Fondi Europei nella corrente Programmazione 2014-2020, ed ultimo dato Eurostat, tra gli 8 peggiori nella gestione dei Fondi Europei Indiretti. Lei mi parla di Recovery Fund, giustamente, come mezzo strategico nel cruciale comparto dell’alta velocità specie in Sicilia, ancora ridotta ad un sistema ferroviario da terzo mondo. Lei sa quando doveva essere pronta l’autostrada Gela-Siracusa “soltanto” nel 1973. Dopo circa 47 anni qualcosa si è realizzata, ma sono più le proteste che hanno rivendicato il diritto ad avere una infrastruttura strategica per una parte importante della Sicilia che non i tratti realizzati. Sono state tante le proteste e tante, ciclicamente le inchieste, che hanno coinvolto potenti e loro derivazioni, cioè uomini e donne che ricevono incarichi. L’attuale governo italiano, giusto per restare ai giorni nostri ha trovato in cassa circa 150 miliardi disponibili già stanziati, di cui è stato speso meno del 4%. Soldi immediatamente utilizzabili grazie a un accordo con la Banca europea degli investimenti.Ci sono 60 miliardi destinati al Fondo Investimenti e sviluppo infrastrutturale; 27 miliardi del Fondo sviluppo e coesione; 15 miliardi di fondi strutturali europei; 9,3 miliardi di investimenti a carico di Ferrovie dello Stato che controlla l’ altra grande stazione appaltante del Paese, Rfi, Rete ferroviaria italiana; 8 miliardi di misure per il rilancio degli enti territoriali; 8 miliardi per il terremoto; 6,6 miliardi nel contratto di programma dell’ Anas. Tutti soldi ad oggi buttati nel “gabinetto” dell’approssimazione e le imprese italiane falliscono!!Per finire Lei sa che esiste un Programma proprio per risolvere il quesito della Sua domanda ovvero un Programma Europeo in Fondi Europei Diretti atto a collegare l’Europa. Uno strumento finanziario dell’Unione Europea diretto a migliorare le reti europee nei settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni. La dotazione complessiva è di oltre 33 miliardi. Lei sa che dal 2014 ad oggi nessuna Regione del Sud Italia ha attinto ad un opportunità del genere? Neanche la nostra meravigliosa Sicilia. Dati aggiornati al 2020 nel dettaglio l’UE sosterrà 55 progetti di infrastrutture ferroviarie sulla rete centrale trans-europea di trasporto (TEN-T) con un totale di 1,6 miliardi euro. Tra i progetti figurano: Rail Baltica, che integra gli Stati baltici nella rete ferroviaria europea, e la sezione transfrontaliera della linea ferroviaria tra Dresda (Germania) e Praga (Repubblica ceca). E della nostra Sicilia neanche l’ombra!!! La trovo una rinuncia ragionevole visto che Il tempo che si impiega per Milano Napoli quasi 800 Km è lo stesso che ad oggi si impiega per percorrere la Catania Palermo di soli 200 Km. Una Vergogna insopportabile. All’Economista ai Fondi Europei, che le parla, non importa ricercare il colpevole, il Chi non porta le soluzioni alle PMI o alle Famiglie, ma il supermento del Perché potrebbe elevare la riflessione ad un percorso risolutivo ad ataviche incompiute specie per la nostra Sicilia. Manca una metodologia Scientifica, questa è la prima vera risposta ai mille perché, che sia articolata sia a livello Macro che Micro, ma evidentemente ancora il grido di cambiare approccio sin ora fallimentare nella gestione dei fondi Europei non è bastato per giungere chiaramente al diretto destinatario protagonista di tanto scempio. Non demordo.
DOMANDA : Per finire alla luce di una disamina cruda ma ahimè reale dell’attuale situazione dei Fondi Europei in Italia e soprattutto nella nostra Sicilia, che sapore ha questo suo secondo Premio Internazionale, che sopravviene, anche se non vuole comunicarlo ufficialmente, con un suo recente incarico come docenza nella sua materia in un Università Internazionale?
Risposta: Il sapore della speranza. Il Premio Internazionale Levi, arrivando subito dopo
una nomina con decreto ufficiale di docenza in Economia ai Fondi Europei presso un Campus Universitario Internazionale, cui a tempo debito vi dirò, ha il sapore della speranza che anche se riflette il saggio detto Nemo Profeta in Patria, visto che noi meridionali sovente siamo costretti ad emigrare dalla nostra Regione per vederci riconoscere i nostri sacrifici, poi alla fine con umiltà e passione i risultati arrivano. Alla classe politica, italiana, invece,mi lasci ricordare il grande insegnamento del Maestro di Indro Montanelli, Ugo Ietti, nella sua celebre frase “un Paese che ignora il proprio passato non avrà mai futuro”. Visto il dramma economico, invece di perseverare nel linguaggio spesso violento, volgare dell’attacco all’avversario di turno, dovrebbero ricordarsi il grande insegnamento dei grandi, come De Gasperi e Togliatti o nella più recente storia di Berlinguer ed Almirante, i quali compresero dall’alto della loro saggezza, che le problematiche economiche del nostro Paese si sarebbero superati solo attraverso il pacato confronto per proporre una visione di sviluppo che ne fosse la più alta sintesi di vedute e non attraverso lo sterile e rumoroso scontro. “Questo è il sapore del secondo Premio Internazionale come Economista ai Fondi Europei, il sapore della speranza che tutto ciò possa accadere presto” così chiosa il recente Premio Internazionale Carlo Levi all’Economia.