Una vecchia canzone di Ivano Fossati “La musica che gira intorno” ad un certo punto diceva: ” Perché l’America così come Roma gli fa paura. E il Medio Oriente che qui da noi Non riscuote nessuna fortuna”.
 
Oggi (13/01/2020) possiamo leggere su Adnkronos la seguente notizia di cronaca:  
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“Vittorio Brumotti e la troupe di ‘Striscia la notizia’ sono stati aggrediti ieri a Monza durante le riprese di un servizio che documentava il degrado e le attività di spaccio in un parco della città lombarda.
 
L’inviato di Striscia si trovava nei pressi dei giardinetti di via Azzone Visconti, zona nota per il traffico droga nonostante la presenza delle forze dell’ordine. È lui a raccontare l’accaduto: “A un certo punto gli spacciatori si sono accorti di alcune telecamere nascoste e hanno aggredito i miei collaboratori, scambiandoli per dei poliziotti. Un membro della nostra troupe è rimasto ferito a una gamba, mentre io ringrazio il giubbotto antiproiettile che è sempre con me. Stavolta ci è andata bene”._
 
A questo punto una domanda sorge spontanea: l’Italia sin dai primi anni ’80 dello scorso Millennio mantiene in Libano un contingente militare. In Libano sono schierati al momento 1.078 militari italiani (la Germania ne schiera 124).
 
Tutto questo ha un costo importante per il Paese. Ma in cambio, cosa torna all’Italia? Che interessi abbiamo noi italiani in Libano? Quali commerci abbiamo noi con il Libano? Quali benefici tornano al nostro Paese dalla missione di pace in Libano? Quali sono i benefici per i giovani disoccupati meridionali di avere un contingente militare in Libano nove volte più grande del contingente schierato dalla Germania? Non sarebbe meglio mettere i militari a vigilanza dei giardinetti di via Azzone Visconti?
 
Ma come mai nessun politico si pone questa domanda? Come mai nessun giornalista si pone questa domanda? Come mai nessun Giudice Contabile si pone questa domanda: Ci possiamo permettere un contingente militare così numeroso in Libano?
 
Quando si parla dei costi dello Stato vediamo che la spesa pensionistica e la spesa sanitaria rappresentano oltre il 25% della spesa pubblica.
 
La spesa pensionistica, al momento, è ancora in equilibrio, mentre la spesa sanitaria continua a crescere. In questi giorni apprendiamo dai vari telegiornali che l’Italia fornisce cure mediche molto costose a tanti cittadini stranieri. Leggevo di una migrante con due bambini, tutti affetti da AIDS che sono in cura in Italia. Cure che costano migliaia di euro al giorno. Certo noi dobbiamo aiutare chi ha bisogno. Ma magari potremmo scalare (dedurre) queste spese dai contributi che ogni anno diamo all’ONU?
 
Infatti dovete sapere che “L’Italia è il primo Paese per quanto riguarda il numero dei caschi blu, l’ottavo contributore al mondo per quanto riguarda il budget delle missioni di pace”.  
 
Come sapete siamo in prima fila per l’accoglienza dei migranti con oltre 4 miliardi di spesa diretta per l’accoglienza senza contare i costi sociali indiretti come sanità, pubblica istruzione, alloggi popolari e trasporti pubblici.
 
Adesso abbiamo anche il Reddito di Cittadinanza e le pensioni di vecchiaia per molti cittadini stranieri divenuti italiani. Ma questi cittadini hanno contribuito per avere poi questi benefici?
 
La domanda si pone perché’ ad esempio con le varie agevolazioni di prepensionamento previste oggi, come ad esempio l’Opzione Donna, le pensioni delle lavoratrici che optano per andare in pensione prima usufruendo di questa possibilità vengono ricalcolate in funzione della contribuzione effettivamente versata, cosa che penalizza l’assegno mensile di oltre il 30%.
 
Questa è parità di trattamento tra italiani indigeni e nuovi Italiani?
 

A voi la risposta

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Salvatore Albelice 
Presidente Circoli della lega dei Meridionali


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